"Vienna International Religious Centre"

 

 

 

padre Tiziano Sofia sdb

 

 

Juan Jose Bartolome sdb,

(traduzione: don Nino Zingale sdb)

 

 

Umberto de Vanna

 

 

don Attilio Giovannini

 

 

Luca Desserafino sdb

 

 

don Mario Morra sdb

 

 

don Severino Gallo sdb

“Repertorio omelie” (+)

 

 

Domenico Macchetta

“Le luci del sabato”

 

 

Settimio Cipriani

"Convocati dalla Parola" (+)

 

 

don Gianni Mazzali sdb

 

 

don Arnaldo Scaglioni sdb

 

 

La liturgia della parola ci  propone due pensieri:

1. la storia dell’uomo è iniziata con il peccato di Adamo ed Eva, cioè il peccato dell’umanità:peccato di disobbedienza e di orgoglio,

2. la vittoria sicura sul maligno che Cristo, stirpe della donna della quale si parla nel libro della Genesi, l’ha ottenuta con la sua morte e risurrezione, come ci suggerisce il vangelo di oggi.

Le tre letture sono un annuncio fondamentale per la nostra fede e per la nostra speranza.Nella prima lettura della Genesi si preannuncia la liberazione dal peccato e dal male per  opera di Dio, atrtraverso la collaborazione di una Donna che darà alla luce il Salvatore.

In questa lettura troviamo la ripsota  a tanti nostri interrogativi, a tante contraddizioni e domande: chi  schiaccia la testa al serpente, al maligno, chi sconfigge le tenebre della morte e del peccato è Gesù   figlio di Maria,è Gesù  Crocifisso e Risorto che assicura anche a noi la vittoria sul male e sulla morte e il ritorno  al paradiso,e  ad una vita futura  con lui per sempre.

Gesù annuncia  due verità che sono verita’ anche per noi:

1.la divisione causa la rovina,

2. esiste una parentela che oltrepassa la parentela di sangue, una parentela spirituale.

La parola della Liturgia oggi risponde ad alcune domande sempre inquietanti e sempre assillanti per l’uomo:

1.il maligno o satana  l’avversario, il male personificato, l’origine del male di ogni uomo e del male tutt’ora presente nella storia esiste realmente e non è una fantasia o una costruzione dell’intelletto umano. L’inizio della Bibbia nella pagina che è stata letta ci ha indicato  satana che riesce  a  sedurre l’umanità e nell’ultimo libro , nell’Apocalisse si parla di un demonio operante nella storia, sempre, fino al ritorno di Cristo. Di questo se ne parla anche nei vangeli e più volte: Gesù scaccia il demonio da molti posseduti da questo spirito del male, Gesù è tentato lui stesso dal demonio, e così anche nei documenti della Chiesa troviamo ovunque affermazioni sulla sua esistenza e sul suo potere del demonio, pensiamo alla recente allocuzione di Paolo VI.

E ogni volta che recitiamo il padre nostro: diciamo: “liberaci dal maligno”.

Perché alcuni  non riescono a trovare la felicità, perché non la ?

Una risposta ci viene dalle prime pagine della Bibbia, dal racconto della Genesi come abbiamo ascoltato nella prima lettura: l’uomo fin dalle sue origini è caduto nelle maglie del peccato, adescato da un angelo caduto, , tentato e imbrogliato dal maligno è stato imbrigliato nella triste e tremenda realtà del male, un male radicale, cioè una rottura radicale con  Dio e così allontanato da Dio,Sommo bene, eterna e unica felicità, fonte della vita, si è ritrovato fuori del paradiso  terrestre, nudo e privo della amicizia con Dio, è precipitato nell’abisso del dolore, dell’egoismo e della morte,rinchiuso e prigioniero di una totale infelicità, senza vie di uscita e senza possibilità e speranza di una liberazione.

La parola di speranza ci viene dal protovangelo: l’annuncio che il Messia

sconfiggera’ per sempre il demonio e la il serpente antico, o la bestia di cui si parla nell’apocalisse  questi  saranno gettati nello stagno di fuoco perenne cioè l’inferno: un momento dell’eternita’ del quale si parla poco oggi . E’ la vittoria finale del Sommo Bene di Dio.

Un’altra riflessione:

i legami carnali e di sangue sono oltrepassati dai legami nella stessa fede, nello stesso compiere e fare la volontà di Dio.

Restiamo meravigliati e perplessi che Gesù, il quale ben conosceva il 4 comandamento, dica: chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? La risposta la da Gesù stesso:chi compie la volontà di Dio  costui è mio fratello e sorella e madre.

Profonda ed eterna la parentela nella fede:

1. Veri figli di Dio:”a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio; a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne,né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati “

2. veri fratelli fra noi non solo perché rigenerati nel battesimo, ma  anche perché sostenuti in vita e in grazia santificante dalla Comunione Eucaristica

Quindi noi siamo veri fratelli,non in apparenza,ma in verita’,pensiamo: ci accostiamo alla Santa Comunione riceviamo lo stesso Gesù,siamo comunita’ che prega che si scambia segni di pace e poi nel concreto diamo testimonianza di questa unita’?

don Antonio Geron

http://donantoniogeron.blogspot.com/2011/08/omelia-domenica-x-anno-b-tempo.html

 

 

 

 

Dalle  grandi  feste  pasquali, l’anno liturgico ci riporta sui binari dell’Ordinario per farci assimilare quell’insegnamento che deriva  dagli eccezionali miracoli operati da Gesù, come anche dalle istruzioni e riflessioni, proposte ai discepoli riguardante quel lieto annunzio diretto all’umanità di tutti i tempi:  l’essenza della sua missione: la  salvezza dell’umanità.

Oggi troviamo “l’ostacolo” che tenta di falsificare la potenza divina di Gesù circa il suo operato: Satana – il  serpente,  descritto da Mosè ( nella prima lettura), il demonio.

Certo non bisogna dimenticare il binomio tra lo SPIRITO di Dio e la forza del maligno, dato che tra  loro due si gioca tutta la nostra identità, Satana, o, lo “Spirito di Cristo”.

Scontro esistenziale tra i figli della luce e i figli delle tenebre.

Certo la vita personale e la storia dell’uomo appaiono come lacerazione profonda tra quanti amano sentirsi stirpe di Abramo e quanti desiderano  riconoscersi stirpe di Dio.

“Questa è chiamata per vocazione” a schiacciare la testa al demone del male, mentre quella si sente portata, per tentazione, a insidiarne il calcagno.

Quando la contrapposizione dialettica non viene superata e quando i sussulti della grazia sono” strozzati” dal male ci si ritrova divisi in se stessi.

E’ il momento nel quale affiorano le domande angoscianti e provocatoriedella vita: A chi affidarsi, in chi credere, verso quale meta tendere, su quali direttrici muoversi? Senza mai dimenticare che la risposta e la scelta vera dimorano in noi.

Se siamo prudenti, volitivi e diretti verso il bene, la prospettiva diventa positiva e la risposta è l’affidamento verso  lo Spirito di Cristo.

A questo punto si apre la gamma delle possibilità che ci verranno offerte per riuscire vittoriosi sul potere di Satana; E quanto più si riuscirà a vivere nel progetto di Cristo, tanto più andremo in familiarità con lui perchè “Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre.”

Quanti credono al messaggio di Cristo possono constatare anche come tutto si realizza perchè si fa sempre più nitida la proposta del nostro futuro.

In Cristo” vincitore del peccato e della morte”,l’universo risorge e si rinnova e l’uomo ritorna alle sorgenti della vita” ( Prefazio Pasquale IV).

L’importante è restare fissi  a questa meta, e, profondamente inseriti in Cristo, mai dimenticando che” le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne.”(2  Corinzi)

Chi saprà permanere in questa esperienza non troverà la sua casa “divisain se stessa” in quanto riceverà un’abitazione da Dio” non costruita da mani d’uomo, nei cieli”.

don Luigi Corsi

http://www.braccagni.info/2017/12/02/3-dicembre-2017-i-domenica-di-avvento-b-marco-13-33-37-fate-attenzione-dice-gesu-ai-suoi-discepoli-vegliate-perche-non-sapete-quando-e-il-momento/

 

 

 

 

"Ricercato e senza documenti"

Ma, in fondo, chi è Gesù? che dire di lui? Il vangelo di oggi pone la domanda in modo un po’ tragico. Dopo la sua morte questo interrogativo risuscita con Gesù stesso dalla tomba e rimarrà anche in modo insistente fino ai giorni nostri. Chi è Gesù?

La folla ha avuto  reazioni esplicite a questo proposito. Gesù sorprende, meraviglia e affascina. La folla è soggiogata e segue tutti i suoi passi ma per le ragioni che non sono molto chiare e spesso sono anche incontrollabili. Questo accalcarsi quasi fanatico, questo fervore anonimo e gregario della massa suscita l’irritazione di chi  invece mette attenzione e impegno per riflettere e capire.

Anche i suoi familiari non sono onorati di un comportamento per lo meno irregolare ed esprimono un giudizio pesante su Gesù: “E’ fuori di sé”. Diagnosi che sarà ripresa più tardi e che ha continuato a strisciare.  Forse la tunica rossa con cui Erode riveste Gesù dopo il suo lungo silenzio o il mantello color porpora che Pilato gli fa indossare dopo la flagellazione era una linguaggio simbolico per esprimere un giudizio poco rispettoso su Gesù.

Gli scribi sono scesi da Gerusalemme per indagare sul conto di questo giovane Rabbì che fa girare la testa al popolo e la loro sentenza non è meno tenera, anzi, è anche più crudele. “Gesù è posseduto dal demonio, Gesù è un seguace di Satana”, dicono. Gli stessi suoi esorcismi che dimostrano il potere che ha sui demoni si ritorcono inesorabilmente contro di lui.

Gesù deve tenere i nervi ben saldi per ribattere lucidamente, e punto per punto, le infamanti accuse. Ma quando la madre e i familiari stanno davanti alla porta e chiedono di vederlo, Gesù finge di non conoscerli. Dà anzi l’impressione di rinnegarli e di voler cancellare il suo stato civile e i legami di sangue. “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.

Ecco il vero stato civile di Gesù e la sua nuova identità. Egli appartiene al Padre, alla sua volontà, al suo amore e alla sua gioia. Ma Gesù si sente unito a chi, come lui, fa la volontà del Padre. Parole misteriose che non portano molta luce ai suoi interlocutori e che se vanno scandalizzati. Ma anche parole insondabili nei confronti dell’identità e della personalità di Gesù.

Non solo la folla che lo segue senza sapere bene il perché, non solo gli scribi che pure disponevano delle profezie e della legge, ma anche la famiglia, Giuseppe e Maria, un giorno ormai lontano non avevano compreso la risposta di Gesù: “Non sapevate che io mi devo occupare delle cose del Padre mio?”.

E Maria fu lodata non perché lo aveva generato ma per la parola di Dio che essa aveva saputo ascoltare e far prendere corpo nella sua vita. Ancora oggi sanno identificare Gesù solamente chi, come lui, fa la volontà del Padre e per questo sono generati da Dio, sono figli nel Figlio. Questi costituiscono la nuova famiglia di Gesù, la sola vera famiglia: i fratelli, le sorelle, la madre.

don Paolo Zamengo

 

 

Davide Varasi

www.agensir.it

 

 

 

 

Dal ragionamento alla fede

Uno degli aspetti più insoliti del (per tanti versi sconcertante) vangelo odierno è il ricorso da parte di Gesù al ragionamento applicato a un ambito, quello della possessione demoniaca, che si colloca al di fuori della logica razionale. La dialettica impiegata in quella circostanza ha però in se stessa un risvolto paradossale.

A differenza degli antichi esorcisti, Gesù per scacciare i demoni non faceva ricorso a riti codificati, si affidava invece a ordini perentori: «Stai zitto» (Mc. 1,25); «Spirito immondo esci da quest’uomo» (Mc. 5,89); «Spirito sordo e muto, te lo ordino, esci da costui e non ritornarci più» (Mc. 9,25). Questa differenza qualitativa suscita sconcerto: se qualcuno obbedisce a dei comandi significa che lo riconosce come un’autorità superiore. Proprio questa è la conclusione tratta dagli scribi: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo dei capi dei demòni» (Mc 3,22). Dietro all’accusa vi è dunque un embrione di ragionamento. Anche la risposta è di conseguenza argomentata: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso non potrà restare in piedi […] Anche se Satana si ribella contro se stesso, non potrà restare in piedi ma è finito» (Mc. 3,24-26).

Nella parole di Gesù vi è un risvolto inatteso. Sul piano argomentativo il motivo per il quale egli non scaccia i demòni con l’autorità del loro capo è che se lo facesse con la forza di Beelzebùl il regno satanico sarebbe preda di un’anarchia autodistruttiva. Visto sull’altro versante, ciò equivale implicitamente ad affermare che, nonostante la forza della parola liberatrice, il potere demoniaco, pur subendo delle sconfitte, non ha ancora perso la guerra. La prova che le guarigioni compiute da Gesù vengono da un altro potere (cf. Mc. 1,27) sta, in modo paradossale, nel fatto che la vittoria definitiva non è stata ancora conseguita. Se il campo di Satana fosse stato sbaragliato non saremmo ancora qui a chiedere di essere liberati dal male, vale a dire dal Maligno (cf. Mt. 6,13). Quest’ultima interpretazione, filologicamente la più probabile, è stata ripresa di recente anche da papa Francesco: «Di fatto, quando Gesù ci ha lasciato il Padre nostro ha voluto che terminiamo chiedendo al Padre che ci liberi dal Maligno. L’espressione che lì si utilizza non si riferisce al male in astratto e la sua traduzione più precisa è “il Maligno”. Indica un essere personale che ci tormenta. Gesù ci ha insegnato a chiedere ogni giorno questa liberazione perché il suo potere non ci domini» (Gaudete et exultate, n. 160).

«“In verità io vi dico tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi ha bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato in eterno: è reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “è posseduto da uno spirito impuro”» (Mc. 3,28-30). Il radicale fraintendimento, in cui la potenza dello Spirito viene scambiata per astuzia diabolica, è presentato come peccato imperdonabile. Qui non ne va del ragionamento, ne va della fede. La forza di Gesù non si manifesta mai senza la presenza della fede. Qualche capitolo dopo Marco avrebbe affermato che a Nazaret Gesù non aveva potuto compiere alcun miracolo e «che si meravigliava della loro incredulità (apistia)» (Mc. 6,5-6). Si tratta di due facce della stessa medaglia. La fede comporta però sempre una qualche forma di «essere fuori di sé» (Mc. 3,21). Vale a dire essa esige che ci si affidi a una forza che non viene da noi e che è opposta a quella della potenza delle tenebre. Scambiare l’una per l’altra equivale a consegnarsi alla perdizione, qualunque cosa questo termine voglia dire.

Piero Stefani

 

 

j.m.j.

 

 

“Dove sei?” è la grande domanda che Dio fece ad Adamo dopo che Adamo ebbe peccato. Nel testo ebraico essa è ancora più forte e più diretta: “Dove tu?” ( אַיֶּכָּה ), dice Dio ad Adamo; “dov’è il tuo ‘tu’, il tuo ‘essere’, la tua personalità, ciò che tu sei nel più intimo e nel più profondo di te?”. Dove?

Domanda forte, grande e inquietante, che inchioda Adamo e lo costringe a guardarsi dentro, a guardare alla sua nova condizione in cui si è messo.

“Sono nudo”, risponde Adamo; sono brutto. Sono brutto dentro, mi sono rovinato dentro… La nudità a cui Adamo si riferisce non è la semplice nudità esteriore; anche prima del peccato Adamo era nudo di nudità esteriore davanti a Dio, e non si vergognava; ora Adamo si vergogna, tanto da nascondersi agli occhi del Signore, perché col peccato è diventato ‘nudo’ dentro, si è fatto brutto nell’anima, nello spirito. “Sono nudo e mi sono nascosto”.

L’uomo deve guardarsi dentro; Dio chiama l’uomo a guardarsi dentro con coraggio, con sincerità, in modo quasi spietato, senza giustificazioni e paraventi. Che cosa trova l’uomo nel guardarsi dentro? Trova certamente cose buone, desiderio di bene, sentimenti buoni e positivi; ma vi trova anche tanto male, vi trova istinti bassi, intenzioni perverse; vi trova superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia, gola, accidia: sono i vizi capitali. Vizi capitali, da cui derivano poi tanti altri vizi; vizi capitali, che proliferano in tante altre pieghe sbagliate e malate dell’anima.

L’uomo deve guardarsi dentro. Non è facile questo esercizio del guardarsi dentro, viene più spontaneo guardare agli altri; forse non è frequente; e forse spesso resta vago e superficiale, senza che l’esame dei propri moti interiori, dei propri pensieri, dei propri comportamenti e della propria vita vada fino in fondo, fino alla radice, così che i vizi continuino a vivere e non siano davvero combattuti. La vita spirituale è anche lotta ai vizi e alle cattive pieghe dell’anima.

La domanda “Dove tu?” di Dio ad Adamo non era di condanna, tendeva unicamente ad aiutare Adamo a prendere coscienza della sua triste condizione in cui era caduto; condizione che, tuttavia, poteva trovare salvezza. Di fatti Dio promette che al serpente, simbolo del diavolo tentatore che aveva spinto al male, sarebbe stata schiacciata la testa; Satana sarebbe stato sconfitto e vinto; ci sarebbe stata una ‘discendenza della donna’, il Messia, che avrebbe portato salvezza all’uomo e al mondo.

Quindi ci domandiamo: “Dove tu?”; in che situazione mi trovo; in quale condizione spirituale sono? Sono peccatore, sono ‘nudo’ dentro; sono malato e bisognoso di salvezza; ma salvezza c’è, il Salvatore c’è, il Messia c’è. “Rimante in me -ci dice Gesù- io in voi e voi in me” (Gv. 15,4). In Cristo noi possiamo essere guariti e aiutati.

‘Dove io?’, allora? ‘Io -possiamo dire- sono in Cristo, voglio essere in Cristo; voglio pormi in lui, vivere con lui, unito a lui, diventare una cosa sola con lui. Cristo è il mio salvatore, e a lui voglio legare ogni istante della mia esistenza. Per cui, se Dio padre mi domandasse:”Dove tu?”, gli risponderei: “In Cristo tuo Figlio; sono peccatore, ma sono nel tuo Figlio, mio salvatore!’

don Giovanni Unterberger

 

 

Abbiamo udito narrare come Dio ha cercato di incontrare l’uomo – Adamo – dopo che questi si era nascosto. E con sorpresa sentiamo che Dio non gli chiede, come io mi sarei aspettato: «Che cosa hai fatto?», ma gli chiede invece: “Dove sei?”. In tal modo comprendiamo che al nostro Padre non interessa il peccato, per rimproverarlo, ma il peccatore, per salvarlo. Questi si è nascosto, pensando di riuscire a nascondersi allo sguardo di Dio. Per nascondersi a Dio deve nascondersi a tutte le creature, e si ritrova nella tenebra, con gli occhi chiusi. Egli stesso non riuscirà più a vedere nessuno con amore, perché vedrà tutti come nemici: tutti infatti gli ricordano il Padre da cui provengono. Dio vuole ricuperare l’uomo, vuole togliergli la sofferenza e la solitudine in cui s’è esiliato. “Dove sei?”: questa domanda continua a risuonare sulla terra. Risuona per me, per te, per le persone a noi care, per tutti. Dove sei? Come se Dio dicesse: Fino a che non sei nel mio cuore non sei più te stesso, finchè non sei vicino a me non avrai gioia, finchè non posso tenerti per mano io, tu non avrai sicurezza e pace. Tra l’uomo e Dio s’è posto il serpente, o, meglio, la sua parola strisciante e seducente. L’uomo l’ha ascoltata e creduta, l’ha ritenuta degna di fede benché fosse contraria a quella dell’amore del Padre. A causa di questo deve nascondersi, non lasciarsi più incontrare da alcuno.

La parola del serpente continua a serpeggiare e ingannare. È arrivata persino agli orecchi dei parenti di Gesù. È per questo che essi progettano di ostacolarlo, e non si rendono conto che si stanno mettendo contro Dio, di cui Gesù è la vera e vivente Parola. Allo stesso modo gli uomini religiosi, sicuri di se stessi e della propria scienza, accusano Gesù di essere alleato del nemico, di essere parola del serpente, e gli stanno lontani. Gesù non ha bisogno di nascondersi, anzi, è l’unico che rimane nella luce e li vuole vicini per parlare con loro. Abbiamo seguito il ragionamento con cui egli convince di errore grossolano i suoi accusatori. Dicono che egli porta in sé Satana e per questo ha il potere di scacciare i demoni. Giustamente egli ribatte: se Satana scaccia i suoi aiutanti, si distrugge da sé. Ma aggiunge pure: se voi dite che io, che libero gli uomini indemoniati, sono pazzo o addirittura indemoniato, a chi mai vi rivolgerete per essere salvati? Questa vostra accusa è un grave peccato, e, fin che la tenete nel vostro cuore o sulla vostra bocca, non potrete essere riconosciuti figli da Dio e quindi non potrete godere il perdono. Questa accusa è contro lo Spirito Santo, che attraverso di me manifesta il suo amore per gli uomini fragili e peccatori per offrire loro salvezza.

È molto forte questa Parola di Gesù. Chi ci salverà, se rifiutiamo l’unico salvatore che Dio ci dona?

All’arrivo dei suoi parenti, tra i quali anche la madre, che non li abbandona nemmeno se si pongono contro suo Figlio, Gesù ci fa un’altra rivelazione. La parentela, cioè la esperienza di comunione familiare vissuta fin da piccoli, pur essendo un valore umano forte, tuttavia non è decisivo. L’essere parenti non ci impedisce di ascoltare la voce del serpente e perciò non ci salva dal nostro peccato. Vera parentela è quella fondata nel cuore del Padre, quella animata dalla sua Parola, quella vissuta nell’ubbidienza a lui. Anche noi possiamo dire che ci sentiamo più vicini e intimi a coloro che vivono ubbidendo a Dio che ai nostri parenti disubbidienti a lui! La frase che Gesù ha pronunciato risuona particolarmente bella e gradita: “Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. Lui, Gesù, sta facendo la volontà di Dio e vive solo per questo. Sua madre gli aveva dato l’esempio: è la prima di quelli che cercano di realizzare la Parola pronunciata su di noi da Dio. Ed è proprio per questo che Gesù è nato da lei. Ella è veramente e profondamente sua parente: con lei infatti egli si sente in comunione forte e continua, perché ella è in ascolto del Padre. Ma anche i suoi discepoli egli li sente ‘fratelli’, benché ancora incerti e segnati da gravi lacune nella comprensione della volontà del Padre.

Pur con le nostre difficoltà, continuiamo a camminare nell’ascolto fiducioso della Parola di Dio e nell’obbedienza ad essa. Ci incoraggia oggi anche l’apostolo, che ci invita a fissare lo sguardo sulle cose invisibili. Il peccato continua a rovinare la nostra vita, che per questo ci trascina verso la morte del corpo, ma noi ci alleniamo a vivere con Gesù, che, già risorto, ci fa sperimentare una vita interiore senza limiti. Con lui la vittoria sul serpente sarà anche nostra.

Fraternità Gesù Risorto

 

 

Ileana Mortari

 

 

Satana è finito. "Tiè, beccati questa!"

Satana, la latrina più lurida che esista al mondo, è finito: specializzatosi nei colpi-di-coda, stavolta è giunto ai titoli di coda delle sue misere scorribande. Più che morto è smascherato, doppia-morte per lui: nessun pipistrello ama la luce. Indispettitosi, affitta dei cervelli per spargere le ultime dicerie sul conto di Cristo, l'avversario che non gli concederà mai di prender sonno la notte: «È fuori di sè (...). È posseduto da uno spirito immondo». La diagnosi della perizia psichiatrica è firmata dai teologi saputelli di Gerusalemme, i soliti scribi e farisei: tanto fumo, poco arrosto. L'aiuto inaspettato, però, giunge da Nazareth: sono i suoi, quelli di casa sua, che lo trattano da matto. "Tutti ridono dei matti in piazza, purché non siano della loro razza" dice un proverbio della mia terra. È anche la sua razza a dargli del matto, Madre compresa, quella (ma)Donna che così tanto lo adora: «Giunsero sua madre e i suoi fratelli». Nemmeno la Madre Lo capisce: Cristo è il più solo di tutti i solitari della storia, il più incompreso di tutti i geni, il più criticato di tutti i profeti. C'è una Madre che non capisce il Figlio: l'ha allattato, carezzato, lusingato e guardato. S'è lasciata fare le medesime cose da Lui, figlia del figlio: il più alto controsenso della storia umana. Eppure, quest'oggi, Maria è tra quelle che pensa che Lui sia matto, che sia andato fuori-di-testa. A Cafarnao, tappa di partenza della sua avventura di predicatore, Cristo è un uomo solo al comando.

Lo attaccano gli amici, quelli di casa-e-bottega, gli avversari avversi. Dicono – non san già più cosa dire, ed è solo l'inizio – che è al soldo di Satana, proprio Lui che è venuto al mondo per prendere per i fondelli Satana, irridendone la sua misera potenza. A Iddio dicono che è Satana, perchè Satana vuol far credere a tutti che è lui Dio. È la specialità del buffone, nato per vendere merce tarocca ai suoi clienti: li abbindola, rapisce i loro cuori, svuota le tasche e poi non risponde alle chiamate in caso di incidente. È un pirla, Lucifero, un emerito pirla: un pirla intelligentissimo, però. Vuole a tutti i costi arruolare nella sua scuderia il Meglio che c'è in circolazione, il Cristo-inarrestabile, quello che è appena partito. "Dite che è dei miei, spargete voce che l'ho mandato io, fate capire alla gente che Gli riesce di cacciare i demoni perchè li conosce benissimo, essendo anche lui uno di loro". Cristo-demonio: è questa la diceria di Satana. Più l'altra: Demonio-Dio. Impossibile far la guerra agli ignoranti: prima ti portano al loro livello e poi, per la loro esperienza sul campo, ti battono. Lui, Cristo, ha pazienza da vendere: non con Satana – "Odierai il Satana tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze" – ma con quelli che, imbelli, cadranno tra le sue moine. È per questo che Cristo, stavolta, tenta la ricucitura. Ago-e-filo invece che l'aratro: «Egli li chiamò e con parabole diceva loro». Tenta di prendere i nemici e di farli suoi amici: di aprire loro gli occhi, di mostrare loro la fallacia del ragionamento, di farli riprendere dall'anestesia del Demonio. Di riaccendere in loro il cervello.

Niente da fare, è come versare acqua in un crivello. E siamo solo agli inizi. È per questo che Marco – evangelista senza poesia addosso, coi piedi ben saldi a terra – mette questa pagina all'inizio del suo Vangelo: "Lettore, che tu non pensi che questa sia una storia all'acqua di rosa, una soap-opera, una serie televisiva da prima serata. Questa è una faccenda assai seria, d'amore e di incomprensione folle". Esattamente così: Lui ha appena aperto bocca e già gli dicono che è un uomo paradossale, ambizioso, squinternato. Assatanato: "Dio è un assatanato!" dice il gorilla di Satana per confondere le acque. Cristo, povero-Cristo, ci prova ad usare logica con gli illogici: «Come può Satana sconfiggere se stesso?». Non hanno logica i loro discorsi, però attecchiscono in velocità: nessuno dimentichi il fatto che anche Satana ha i suoi miracoli, le sue parabole, la sua buona-notizia di male. Cristo non ci cade, li lascia ai loro discorsi: alza il ritmo, prosegue dritto.

Satana è finito. Non gli resta che spargere zizzania, povero vecchio diavolo (da Il Sussidiario, 9 giugno 2018)

don Marco Pozza

 

 

Dopo la scelta dei dodici (3,13-19 ) Gesù dalla montagna (3, 13) si trasferisce in “una casa”, che è probabilmente qualle che Pietro aveva a Cafarnao (2, 21). Marco completa la presentazione del pubblico che circonda Gesù con due istantanee: i parenti e gli scribi venuti da Gerusalemme.

I SUOI (21)

Marco è l’unico evangelista che riferisce il passo compiuto da un gruppo di parenti di Gesù, che ritengono di dovere con urgenza riportarlo al buon senso. E’ probabile che fossero intenzionati ad usare con lui anche la forza per mimpedirgli di continuare la sua azione, a loro sembrava portare discredito alla famiglia.

E’ FUORI DI SE (21)

I parenti stentano a rendersi conto del comportamento di Gesu che considerano “strano”.

SCRIBI (22)

A comparsa degli scribi provenienti da Gerusalemme giunge improvvisa. E’ probabile che fossero stati ufficialmente inviato dalle autorità centrali.

E’ POSSEDUTO (22)

Gli scribi lanciano accuse gravi, Non potendo negare i fatti dicono che Gesù è posseduto dal demonio e per la forza di satana fa le opere. Beelzebul, oppure Baal, il Principe è un nome di origine semitica e di etimologia incerta, che con un gioco di parole diventa “signore delle mosche”, ossia del letame, che è uno dei nomi di satana.

IN PARABOLE (23)

Il termine “parabola” ( parabolè) ha qui il senso di “similitudine”, “paragone”.

COME PUO’ (23)

Le due immagini della “casa” e del “regno” costruite e sviluppate in modo eguale, mostrano a sufficienza l’assurdità dell’accusa.

L’UOMO FORTE (27)

La similitudine della casa del forte indica l’azione di Gesù come vittoria e liberazione dala potenza demoniaca nel mondo. L’uomo forte” raffigura satana, mentre “il più forte” è Gesù stesso, che si introduce nella casa del nemico, dopo averlo legato, ossia ridotto all’impotenza.

MEDITAZIONE

PECCATO CONTRO LO SPIRITO

Cerchino dunque di comprendere che Cristo non intese dire che non sarà perdonato alcun peccato contro lo Spirito Santo, ma solo un certo peccato speciale. Cosí anche quando disse: “Se non fossi venuto, non avrebbero colpa” (Gv. 15,22), non voleva intendere qualsiasi colpa, dal momento che i Giudei erano macchiati di molti e gravi peccati, ma voleva alludere a un certo peccato particolare che se non lo avessero commesso si sarebbero potuti rimetter loro tutti gli altri peccati commessi; alludeva cioè al peccato consistente nel rifiutare di credere in Lui, venuto nel mondo, peccato che non avrebbero commesso, s`Egli non fosse venuto tra loro. Cosí pure quando disse: “Chi peccherà contro lo Spirito Santo” (Mt. 12,32), o: “Chi bestemmierà contro lo Spirito Santo” (Gv. 20,22-23), non voleva intendere qualsiasi peccato commesso contro lo Spirito Santo con azioni o parole, ma un peccato ben determinato, quello cioè che consiste nell`ostinazione del cuore fino alla fine della vita, per cui uno rifiuta di ricevere il perdono dei peccati nell`unità del Corpo di Cristo (cf. Gv. 6,64), vivificato dallo Spirito Santo. Infatti, subito dopo aver detto ai discepoli: “Ricevete lo Spirito Santo”, soggiunse: “A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; saranno ritenuti a chi voi li riterrete”. Chi dunque respingerà questo dono della grazia di Dio e vi si opporrà, e in qualsiasi modo si mostrerà ad esso maldisposto fino alla fine di questa vita terrena, non gli sarà perdonato né in questa vita né in quella futura poiché è un peccato naturalmente sí grave, che impedisce la remissione di tutti gli altri. Che però uno l`abbia commesso, non si potrà avere alcuna prova, se non dopo la morte. Finché uno vive quaggiú, la “pazienza di Dio” – come dice l`Apostolo – “cerca solo di spingerlo al pentimento” (Rm. 2,4); ma s`egli, rimanendo ostinatamente ribelle a Dio “nella misura dell`ostinazione del suo cuore, del suo cuore impenitente” – come soggiunge subito l`Apostolo – “accumula sul proprio capo la collera di Dio per il giorno dell`ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio” (Rm. 2,5), allora non sarà perdonato né in questa vita né in quella futura. Non si deve comunque disperare di coloro con cui trattiamo o di cui ora parliamo, poiché sono ancora in vita. Essi però non cerchino lo Spirito Santo fuori dell`unità del Corpo di Cristo di cui posseggono bensí il sacramento esternamente, ma non hanno in cuore la realtà di cui quello è segno e perciò mangiano e bevono la loro condanna (cf. 1Cor. 11,29). Un unico pane è infatti il segno sacramentale dell`unità; “poiché” – dice l`Apostolo – “c`è un solo pane, noi, sebbene molti, siamo un solo Corpo” (1Cor. 10,17). Solamente la Chiesa cattolica è quindi l`unico Corpo di Cristo, essendo egli stesso il Capo e il Salvatore del proprio Corpo (cf. Ef. 5,23). Fuori di questo Corpo nessuno è vivificato dallo Spirito Santo “poiché”, sempre al dire dell`Apostolo: “la carità di Dio è diffusa nei nostri cuori per opera dello Spirito Santo, che ci è stato elargito” (Rm. 5,5). Ora, non può esser partecipe della divina carità chi è nemico dell`unità. Di conseguenza, quelli che son fuori della Chiesa, non hanno lo Spirito Santo, poiché di essi sta scritto: “Quelli che si separano sono animaleschi, privi dello Spirito” (Gd. 19) (Agostino, Epist. 185, 11, 49 s.).

IL PERDONO

Coloro che bestemmiano contro lo Spirito Santo o contro la divinità di Cristo dicendo: “Caccia i demoni nel nome di Beelzebub, principe dei demoni”, certo non potranno ottener perdono né in questo né nell`altro mondo. Bisogna tener conto che Cristo non disse che uno che “bestemmia e poi si pente” non può essere perdonato, ma uno che bestemmia e persevera nella bestemmia; poiché una adeguata penitenza lava tutti i peccati (Atanasio, Fragm. in Matth.).

LEGAME DI SANGUE

Il brano che ho qui proposto ha molti nodi. Come ha potuto il Signore Gesú Cristo con tutta la sua pietà tenere a distanza sua madre, la Vergine Madre, alla quale egli stesso diede tale fecondità che non ne distruggesse la verginità, Vergine nel concepire, Vergine nel partorire, Vergine sempre-Vergine. Una tal madre egli tenne a distanza, perché il materno amore non si insinuasse nell`opera ch`egli faceva e gli fosse d`impedimento. Che cosa, infatti, faceva? Parlava ai popoli, distruggeva i vecchi uomini, edificava i nuovi, liberava le anime, scioglieva gl`incatenati, illuminava i ciechi, faceva il bene, s`impegnava al bene in opere e parole. Mentre era impegnato in queste cose gli fu portato il messaggio del suo legame con la madre. Avete sentito la sua risposta; non ho bisogno di ripeterla. La ritengano le madri, perché non sian d`ostacolo alle opere buone dei figli. Se cercheranno d`impedirli e faranno dei guasti, saranno allontanate dai figli. Oso dire: Saranno allontanate, per rispetto saranno allontanate. E non dovrà essere tenuta a distanza dal figlio intento a un`opera buona, una madre irata, sia sposata o vedova, quando la Vergine Maria fu tenuta a distanza? Forse mi dirai: Vuoi paragonare mio figlio a Cristo? Non paragono tuo figlio a Cristo, ma neanche te a Maria. Non condannò il Signore Gesú l`affetto materno, ma il suo esempio dimostrò che, per l`opera di Dio, anche una madre dev`essere tenuta a distanza… State piú attenti, fratelli miei carissimi a ciò che dice il Signore, stendendo le mani verso i suoi discepoli: “Questa è mia madre, questi i miei fratelli. Chi fa la volontà del Padre, che mi ha mandato, mi è fratello, sorella e madre” (Mt. 12,49-50). Non fece forse la volontà del Padre la Vergine Maria, la quale per fede credette, per fede concepí, fu scelta perché da lei venisse a noi la salvezza, fu creata da Cristo, prima che Cristo fosse fatto? Fece, fece certamente la santa Maria la volontà del Padre ed essa è piú discepola che madre di Cristo. C`è piú felicità ad essere discepola che madre di Cristo. Perciò Maria era beata, perché, anche prima che lo concepisse, portava il maestro nel suo seno. Vedi se non è come dico io. Mentre Gesú passava tra turbe di gente e faceva miracoli divini, una certa donna disse: “Beato il ventre che t`ha portato!” E il Signore, perché non si cercasse la felicità in un rapporto di carne, che cosa rispose? “Anzi, beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la tengono ben custodita” (Lc. 11,27-28). Anche Maria beata, allora, perché ascoltò e conservò la parola di Dio. Maria custodì più Cristo con la mente, che non ne abbia tenuto la carne nel seno (Agostino, Sermo 25,3.7).

FRATELLI DI GESU

“Dopo ciò egli scese a Cafarnao” – dice l`evangelista – “con la madre e i fratelli e i discepoli suoi, ma non vi si fermarono che per pochi giorni (Gv 2,12). Dunque, ha una madre, ha dei fratelli, ha discepoli; ha dei fratelli perché ha una madre. La Scrittura non usa chiamare fratelli soltanto quelli che nascono dagli stessi genitori, o soltanto dalla stessa madre, o dallo stesso padre benché da madri diverse, oppure coloro che hanno un medesimo grado di parentela, come i primi cugini per parte di padre o per parte di madre. Ma non solo questi la Scrittura usa chiamare fratelli. E secondo il suo modo di parlare, cosí bisogna capirla. La Scrittura ha un suo linguaggio; chi non lo conosce, può turbarsi e dire: Come fa il Signore ad avere fratelli? Allora Maria partorí nuovamente? Lungi da noi il pensare ciò. Da lei ha avuto origine la dignità delle vergini. Ella ha potuto essere madre, non “donna”. Se poi è chiamata donna, è per il suo sesso, non per la perdita della sua integrità. E questo si ricava dal linguaggio usato dalla Scrittura. Infatti anche Eva, non appena formata dalla costola del suo uomo, e non ancora toccata da lui, è chiamata “donna: E ne formò la donna” (Gen 2,22). In che senso, allora, si parla di fratelli? Essi erano parenti di Maria, in un qualsivoglia grado. Come provarlo? Sempre con la Scrittura. Lot è chiamato fratello di Abramo, sebbene fosse figlio del fratello di lui (cf. Gn. 13,8; 14,14). Leggete, e troverete che Abramo era zio paterno di Lot, eppure la Scrittura li chiama fratelli. Perché? Perché erano parenti. Parimenti, Giacobbe aveva come zio Laban il Siro, che era fratello di Rebecca, madre di Giacobbe, sposa di Isacco (cf. Gn. 28,2). Leggete ancora la Scrittura, e troverete che lo zio e il nipote sono chiamati fratelli (Gn. 29,15). Una volta conosciuta questa regola, capirete che tutti i parenti di Maria erano fratelli del Signore (Agostino, Comment. in Ioan. 10,2).

CHI FA LA VOLONTA DI DIO

Non costituisce meraviglia che colui che fa la volontà del Padre sia detto fratello e sorella del Signore; per entrambi i sessi è infatti la chiamata alla fede. La meraviglia cresce piuttosto per il fatto che quegli venga anche detto «madre». Invero, (Gesú) si è degnato di chiamare fratelli i suoi fedeli discepoli, dicendo: “Andate, annunziate ai miei fratelli” (Mt 28,10). Ora però è il caso di chiedersi: Come può diventare sua madre chi, venendo alla fede, ha potuto divenire fratello del Signore? Quanto a noi, dobbiamo sapere che chi si fa nella fede fratello e sorella di Cristo, diventa sua madre nella predicazione. Quasi partorisce il Signore, chi lo ha infuso nel cuore dell`ascoltatore. E si fa sua madre, se attraverso la di lui voce l`amore di Dio viene generato nella mente del prossimo (Gregorio Magno, Hom. in Ev. 3,2).

IL PRICIPE DI QUESTO MONDO

Guardiamoci bene dal pensare che il diavolo sia il principe del mondo, nel senso che egli possa dominare il cielo e la terra. Il mondo, in questo caso, deriva il suo nome dagli uomini malvagi che sono diffusi in tutta la terra, nello stesso senso in cui una casa trae la sua qualificazione da coloro che la abitano. Cosí diciamo: questa è una buona casa, oppure è una casa malvagia, non in quanto lodiamo o rimproveriamo l`edificio, le pareti o il tetto, ma in quanto lodiamo o rimproveriamo i costumi degli uomini buoni o malvagi che vi abitano. In questo senso dunque si dice: «principe di questo mondo», cioè principe degli uomini malvagi che abitano nel mondo. E il mondo si può intendere anche quello dei buoni, che analogamente sono diffusi in tutto l`orbe: in questo senso l`Apostolo dice: “Dio stava in Cristo, riconciliando con sé il mondo” (2Cor 5,19). Questi sono i buoni, dai cui cuori il principe di questo mondo è cacciato fuori (Agostino, Comment. in Ioan. 52,10).

LA SUPERBIA DEI DEMONI

La causa piú vera della beatitudine degli angeli buoni la riscontriamo nella loro unione a colui che sommamente è. Se invece si ricerca la causa della miseria degli angeli cattivi, ci si presenta, ovviamente, il fatto che essi, allontanatisi da colui che sommamente è, si ripiegarono su sé stessi, che pur non hanno l`essere in grado sommo. Questo vizio, come lo chiameremo se non superbia? Infatti “l`inizio di ogni peccato è la superbia” (Sir. 10,13). Non vollero dunque custodire presso di lui la loro fortezza e, pur potendo essere qualcosa di piú se avessero aderito a colui che sommamente è, scelsero di essere qualcosa di meno, preferendo a lui sé stessi. Questo è il difetto principale, la prima mancanza, il primo vizio di quella natura che è stata creata tale da non avere l`essere sommo, ma da poter ottenere la beatitudine, poter cioè godere di colui che ha l`essere sommo; se da lui invece si allontana, non cade nel nulla, ma il suo essere viene diminuito, e perciò essa diventa ben misera (Agostino, De civit. Dei 12,6).

NON BASTA ESSERE CRISTIANI

Non basta quindi essere dei «suoi», essere cristiani da generazioni, per tradizione. Bisogna seguire la logica del vangelo, la via che Gesù ha percorso, senza addomesticarla cercando di ridurre l’esigenza di Dio a misura umana. Anche Pietro che, in buona fede, per vero amore di Gesù, tenterà di fare lo stesso, verrà chiamato «satana» perché pensava secondo gli uomini e non secondo Dio. Chi sono dunque i suoi? I familiari lo ritengono pazzo; i farisei un indemoniato; i veri suoi intimi sono quelli che ascoltano. Se per i suoi l’atteggiamento di Gesù era «follia», per quelli che sono in possesso della «sapienza religiosa» egli è «scandalo» (ICor 2—3). Essi hanno tentato di ridurlo alle loro misure, ma non ci sono riusciti; hanno visto la potenza di Gesù, ma cercano di spiegarla con segno contrario, sofisticando teologicamente. Gesù risponderà loro in parabole, che essi però non sono in grado di capire. Così la controversia si è trascinata fino a queste misteriose parole di Gesù circa la bestemmia (Mosconi).

L’AVVERSARIO

Gesù non parla di Satana e non si dilunga in disquisizioni sulla sua essenza: lo combatte. Lotta contro Satana nel deserto per 40 giorni, lo allontana dalle persone a cui aveva donato lo Spirito e lo scopre anche quando Pietro vorrebbe impedire a Gesù la morte di croce (Mt 16,23). La sua presenza in ogni uomo è divisione, è lacerazione intcriore, è la perdita dell’immagine di Dio nella sua creatura. Satana domina là dove il mondo è disumanizzato. Gesù con i! suo esempio e la sua parola, gli apostoli con la loro predicazione, la Chiesa che continua l’azione di Gesù e degli apostoli, ci ricordano quali sono i mezzi per vincere il Maligno e il male presente nel mondo. Essi sono. La parola di Dio, che alimenta la nostra fede e la nostra capacità di opporci al male, qui dove Dio ci chiama a vivere. I sacramenti, in particolare quelli dell’Eucaristia e della Riconciliazione, che ci danno la forza di Dio e il suo perdono. La preghiera, che ci mette in dialogo con Dio in qualunque momento della nostra vita, anche nei periodi più difficili e delicati. Il sacrificio, concretizzato in momenti di forte «andare contro» le nostre inclinazioni peggiori. Ci aiuta a dominare la nostra volontà e ad indirizzarla al bene (Messalino ldc).

I PARENTI

Non siamo forse anche noi tentati di ripetere talvolta l’atteggiamento dei familiari di Gesù? Anche noi, come loro, potremmo dire di conoscerlo, di far parte della «sua cerchia»; potremmo dire che abitiamo a casa sua, che sappiamo quali sono le sue abitudini e i discorsi che lui fa. Gesù sembrerebbe non essere per noi un estraneo, eppure non di rado ci scandalizza, la sua «pretesa» ci appare talvolta eccessiva, il suo operare non sempre (anzi, quasi mai) conforme alle nostre aspettative! Allora, irritati da conseguenze inaspettate, non di rado vestiamo i panni dei familiari di Nazaret o, per fare un altro esempio, quelli di una madre nei confronti di un figlio un po’ troppo impetuoso, che viene perciò rimproverato; «Su, non esagerare, comportati bene. Non farmi “sfigurare” di fronte alla gente»! È veramente troppo lontano da noi questo paragone? Interroghiamoci con sincerità (Andrea Bellandi).

ECCO MIA MADRE

Un altro motivo di riflessione è suggerito dalle parole rivolte da Gesù a coloro che stavano ad ascoltarlo: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio è mio fratello, sorella e madre» (v. 34-35). Questa nuova parentela, che viene ad instaurarsi nel nome di Gesù e che è più forte dei legami di «carne e sangue», è la chiesa. Ma è proprio vero, per noi, questo? È proprio vero che siamo legati a questa nuova famiglia almeno con la stessa intensità affettiva, con lo stesso ardore, con la stessa premurosità con la quale guardiamo alla nostra famiglia carnale? Se ciò non accade, allora prima di ergerci a giudici della chiesa e a profeti di rinnovamento, sarebbe meglio imparare ad amare di più questa realtà misteriosa, peccatrice quanto si vuole, ma custode e trasmettitrice di un mistero più grande di lei (Andrea Bellandi).

GESU SCACCIA I DEMONI

Perdonare i peccati e scacciare i demoni fa parte essenziale del ministero di Gesù. Come ha scritto Ratzinger: «La lotta spirituale contro le potenze che rendono schiavi, l’esorcismo su un mondo abbacinato da demoni è una componente inseparabile dall’iter spirituale di Gesù e sta al centro sia della sua particolare missione che di quella dei suoi discepoli. La figura di Gesù, la sua fisionomia spirituale non cambia se il sole gira attorno alla terra oppure se la terra si muove attorno al sole, se il mondo si è formato per evoluzione oppure no, ma viene decisamente cambiata, se si esclude da essa la lotta con la sperimentata potenza del regno dei demoni». Con la forza del suo Spirito, Gesù è venuto precisamente a mandare in rovina il regno di satana: «Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso» non può resistere, ma sta per finire». Così risponde sarcasticamente Gesù a coloro che lo accusavano di scacciare i demoni per mezzo del principe dei demoni o in nome di Beelzebul. La gente diceva infatti di Gesù: «È posseduto da uno spirito immondo». Ciò significava non voler riconoscere che nei miracoli di Gesù agiva lo Spirito Santo. Gesù allora dice: «Tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini, e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno». Che cosa è la bestemmia contro lo Spirito Santo? Significa non voler riconoscere in Gesù l’azione dello Spirito Santo e quindi l’incondizionata volontà divina di liberarci dal maligno. Chi bestemmia contro lo Spirito Santo fa di Gesù un indemoniato, rifiuta di vedere in lui la offerta e la manifestazione assoluta dell’incondizionato perdono di Dio. Come può salvarsi uno che non vuole il perdono divino offerto in Gesù? Infatti Gesù è l’Unico nel quale Dio ci ha dato e ci da il suo infallibile perdono. Accusare Gesù di essere uno posseduto dal demonio significa rifiutare Dio e la sua azione salvifica (Antonio Bonora).

PECCATO IMPERDONABILE

La prima affermazione, che cioè saranno perdonati tutti i peccati e tutte le bestemmie, è molto consolante. Ogni errore di azione (peccato) e di parola (bestemmia) è correggibile nella chiesa. C’è però un errore incorreggibile, quindi imperdonabile, un errore di fede molto profondo, contro lo Spirito. Si tratta forse non tanto dei «suoi» che per buon senso svuotano di senso la croce di Cristo, questi saranno correggibili, come Pietro; si parla forse invece dei teologi che svuotano la croce in modo sottile: essi pur vedendo non sanno intendere, perché sono sapienti e intelligenti e restano in una cecità maligna, sor- retta da mille argomentazioni. Infatti i loro occhi hanno già un’immagine precisa della realtà, piena di sapienza mondana e i loro orecchi non possono intendere il linguaggio della croce. È il peccato della propria sicurezza, radice di ogni peccato, che arriva ad attribuire a satana ciò che viene da Dio, come si arriverà, secondo la legge, a’con- dannare Gesù per bestemmia. Il peccato contro lo Spirito è dunque irremissibile, non perché più grave di tutti gli altri, ma perché include in sé il rifiuto del perdono, escludendo l’atteggiamento di conversione. L’arroganza e l’autosufficienza spesso si rifugiano dietro l’alibi che tenta di coprire i segni di Dio con il sospetto dell’irrazionalità, della pazzia o delle forze malvagie (Mosconi)

QUALE LIBERAZIONE

Di quale liberazione si tratta? Della liberazione dal peccato. Il peccato è il male dei mali, la sorgente avvelenata di tutte le sventure e di tutte le schiavitù di cui l’umanità soffre. È la ribellione dichiarata contro Dio, è il rifiuto categorico di sottomettersi alla sua volontà. Dio è il creatore e quindi il sovrano Signore di tutto. L’ordine che egli ha stabilito nel corso degli astri, vuole farlo regnare anche tra le creature ragionevoli: gli angeli e gli uomini. Ma avendoli creati «a sua immagine», aspetta da loro un’obbedienza libera, fatta di accettazione volontaria e amorosa. Rifiutare è mettersi al di sopra di Dio. Di qui la malizia infinita del peccato ( Berthes).

CON QUALE MEZZO

Con quale mezzo Cristo otterrà la liberazione dal peccato e dalle sue conseguenze drammatiche? Con l’obbedienza. Essendo il peccato un rifiuto, la sua riparazione non potrà essere che l’obbedienza. Perciò il Cristo si farà obbediente – come scrive san Paolo – fino alla morte e alla morte di croce. «Padre, dirà Gesù durante la sua agonia, non si faccia la mia volontà, ma la tua». Egli non ha mai avuto altro desiderio che di piacere al Padre suo celeste. Il cristiano dunque sarà colui che entra nelle vedute di Dio e che si impegna a camminare sulle orme di Cristo: è così che otterrà anche per sé la liberazione da lui portata. Il cristiano sarà «per lui, con lui e in lui» vincitore del male, del peccato, della morte e dell’inferno. E se sarà fedele parteciperà della gloria della risurrezione e dell’in-gresso trionfale in cielo, presso il Padre (Ch.Berthes).

PREGHIERA

•Signore, tu conosci la nostra debolezza: noi non riusciamo a far il bene che desideriamo, e facciamo invece il male che detestiamo. Aiutaci a vincere questa legge di morte della nostra natura decaduta. E dacci la forza di mettere in pratica la legge della ragione e della fede, per essere degni del nostro nome di cristiani che abbiamo ricevuto col battesimo (Ch. Berthes).

•La Chiesa, erede della missione di Cristo, deve sostenere la lotta dei suoi figli alle prese con le potenze del male. Ti chiediamo, Signore che lo faccia come madre vigilante e amorosa.

• Molti, animati da un grande spirito di fede, cercano di bandire il male dalla società: le torture, il razzismo, l’ingiustizia in tutte le sue forme. Fa, Signore, che i loro sforzi siano compresi, incoraggiati e sostenuti.

•Talvolta siamo forse tentati, per egoismo o per viltà, di pensare che essi si preoccupano troppo. Sostienici, perché, invece di criticare, sappiamo ammirare e imitare il loro esempio.

• Quale danno per i discepoli di Cristo lasciarsi contaminare da questo vizio di lasciar correre che annienta ogni volontà. Ti preghiamo,. Signore, solo il vangelo sia la regola della loro vita.

•Preghiamo che la nostra comunità parrocchiale e tutti i suoi membri, stimolati dal reciproco buon esempio, si astengano dal peccato e si sforzino di fare in tutto la volontà di Dio (preghiere di Ch. Berthes).

•A te ogni lode, Dio nostro creatore, per lo spirito di fede che ci fa proclamare il Cristo morto e risorto. A te ogni lode, Dio nostro difensore, per la grazia che si rinnova in noi di giorno in giorno e ci da il coraggio di camminare verso di te. A te ogni lode, Dio nostro redentore, per il peso della nostra tribolazione che si richiama alla passione del Figlio tuo e alla gioia della risurrezione che ci attende. A te ogni lode, Dio nostro salvatore, per le cose invisibili, nostra eredità nei cieli, alle quali fìssi il nostro sguardo. A te ogni lode, Dio nostro consolatore, per la tua eterna dimora, corpo del Cristo vivente, chiesa tua sposa e nostra vera famiglia. (suore Clarisse)

•Tu sei bontà e misericordia: manda il tuo Spirito dall’alto che vinca ogni senso di superbia, sciolga i lacci del peccato e liberi, nel cielo della fede, questo oggi di gioia e di letizia.

•Il tuo sguardo sereno e creatore ci scopra non nudi e timorosi, avvolti dall’inganno del maligno, ma vestiti dell’abito nuziale.
•Gesù, tenera carezza di te, o Padre, che in lui rifai con noi la pace e ci poni di nuovo nel giardino liberi, affinché scegliamo il bene, quel ramo che si china all’obbedienza, che offre il frutto dell’amore, la nuova famiglia dei salvati che insieme gustano l’ebbrezza di passeggiare all’ombra riposante della presenza di un Padre e di un Fratello, Gesù, Signore nostro e Salvatore (preghiere di Suore Clarisse).

•Ti accogliamo, o Cristo Signore, noi, folla di figli e fratelli bisognosi di udire l’annunzio pronunziato all’inizio dei tempi: «La tua stirpe sarà vittoriosa sopra il male, il peccato, la morte».

•Noi crediamo all’eterna parola che guarisce ogni male dell’uomo e riporta all’abbraccio del Padre chi si accosta con umile fede.

•Facci uscire dal nostro egoismo che ci oppone allo Spirito Santo e ci chiude alla vera sapienza.

•Facci entrare: non chi sta fuori può trovare il volto del Padre nel tuo volto di Figlio e Fratello.

•Facci entrare: dentro il tuo corpo chi era diviso ritrova unità.. Eppure dicono: «È fuori di sé, il demonio lo tiene in potere», ma non sanno che fuori di te non c’è la pace ne il vero ne il bene.

•Fa’ che attratti dentro il tuo corpo, vera dimora di comunione, siamo anche noi dei «fuori di sé», degni del regno, figli di Dio, nuova famiglia rinata da te, da te, Figlio mandato dal Padre a ricreare il suo regno di pace, a riacquistarci la libertà.
•Facci entrare: dentro il tuo corpo si è madre e fratello e sorella, con te che sei Padre e Sposo e Figlio e Fratello.

•Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre! Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo! Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì la sua vita per le sue pecore. (Preghiera di S. Francesco D’Assisi )

•O Padre, che hai mandato il tuo Figlio a liberarci dalla schiavitù di satana, sostienici con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo (Colletta 10 operannum B ).

 

 

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